STORIE DI RINASCITA: ALFONSO E IL TELEFONO ARANCIONE

L’articolo che segue è a cura di Andrea Mondini, socio e alfiere ASGI per l’Emilia Romagna. Lo ha scritto lo scorso dicembre, ancora nel periodo “rosso” della pandemia.

Inizio questo articolo, che mi emoziona, confessando un piccolo reato: ancora mercoledì scorso sono stato nella città dove ora vive Alfonso (il nome è di fantasia, n.d.r.), a circa 70 km dalla mia Bologna. Ho fatto la spesa con lui in un grande ipermercato; ha pagato lui con la tessera legata al “Reddito di cittadinanza”.  Dei 540 euro mensili, ne può spendere solo 100 come vuole, per esempio per l’affitto. Allora gli ho fatto da bancomat; adesso Alfonso ha 90 euro in contanti di più ed è contento. L’Associazione San Giuseppe Imprenditore, di cui sono orgogliosamente Alfiere per l’Emilia Romagna, fa soprattutto piccole cose, ma proprio dove servono, proprio a chi servono. Non smetterò mai di ringraziare il presidente, Lorenzo Orsenigo, per avermi dato la possibilità di aiutare la gente, il nostro prossimo. Ma tornando ad Alfonso, la sua storia è emblematica. Abitava in una grande città dove aveva un’attività molto avviata, con tre negozi; aveva la famiglia, i figli. Purtroppo aveva anche un terribile serpente che gli mangiava l’anima: la ludopatia. Purtroppo in pochi anni sfortunati si è “mangiato tutto”, perdendo al gioco centinaia di migliaia di euro. A causa di questo, la sua impresa commerciale è fallita. La sua famiglia l’ha abbandonato. Alfonso ha provato a cambiare città. Ha ricominciato un’attività imprenditoriale e, con grande fatica, è tornato al successo. Ma poi il serpente è tornato, di nuovo ha perso una montagna di soldi. Un brutto giorno per 430 euro di affitto non pagato, l’ufficiale giudiziario lo ha “buttato fuori” di casa. Alfonso allora è andato nell’ufficio centrale degli ufficiali giudiziari e lì si è tagliato le vene con un taglierino. E’ cominciato il suo calvario, ma quasi contemporaneamente siamo arrivati noi, il Telefono Arancione, a cui si è rivolto, e la nostra associazione. Diversi di noi, a partire dal presidente, ma soprattutto il “grande professionista del bene” Luciano Broggi, ma anche i volontari Fabio Bonanni, Daniele Garavaglia e Giuseppe Moretti, hanno aiutato Alfonso. Prima gli abbiamo trovato da dormire in un dormitorio. Poi gli abbiamo organizzato il trasloco di tutto quello che c’era nella casa. Chi ha trovato il camioncino, chi ha fatto l’operaio, chi lo smontatore di mobili, chi l’autista. Abbiamo trovato un capannone, nel quale un’imprenditrice, Patrizia Toselli, ci ha messo a disposizione molto spazio per posizionare i mobili, i vestiti e tutto il resto di chi aveva perso la casa. A ogni cambio di stagione ho portato Alfonso al capannone con grandi valigioni vuotati e riempiti di nuovo. Poi la nostra associazione ha trovato un centro di recupero per ludopatici e Alfonso ci ha soggiornato per diversi mesi, con sedute di psicologia di gruppo da diverse ore al giorno. Ne è uscito completamente e definitivamente guarito. Ha ricominciato a lavorare nel suo vecchio settore; ha trovato una casa, o meglio una stanza, in collaborazione con la Caritas di quella città, portato quasi di peso da Luciano Broggi (la vergogna e l’orgoglio sono i problemi più grandi, per colpa dei quali, spesso, si chiudono tutte le porte e si finisce in strada). Qualche soldino è arrivato ad Alfonso dall’associazione per fargli superare i primi mesi difficili di re-inserimento nella società. Poi finalmente siamo riusciti a fargli l’Isee, che sembra una cosa facile ma non lo è, e da quello siamo arrivati a fargli avere il reddito di cittadinanza. Intanto il suo lavoro comincia a ingranare. Insomma, ce l’abbiamo fatta, anzi Alfonso, ce l’ha fatta. Ma Alfonso è solo uno; adesso ci capitano molti casi di chi faceva, per esempio, il commerciale a partita Iva con reddito solo da provvigioni. Il covid ha spazzato via interi settori, come le fiere, i meeting, per non parlare del turismo, della ristorazione eccetera. Ma l’Associazione San Giuseppe Imprenditore resiste, c’è e ci sarà ancora, per tutti gli Alfonso che sono caduti da cavallo e hanno bisogno di trovare una buona compagnia umana e tanti piccoli sostegni concreti per risalire.

SE SEI IN DIFFICOLTA’, CHIAMA IL TELEFONO ARANCIONE: 02-3790.4770

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